SCHERZA COL CUOCO

Otto passeggiate nei boschi del gusto
Corso per aspiranti al girone dei golosi

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La missione di Celestino - Romanzo di Angelo De NicolaCon "La missione di Celestino" Angelo De Nicola, giornalista e scrittore aquilano, e' al suo secondo romanzo.
Come la sua prima fatica letteraria "La maschera di Celestino", anche quest'ultimo lavoro (che ne costituisce di fatto il seguito) e' ambientato all'Aquila e ruota intorno alla figura di Celestino V, l'eremita che nel 1294 venne incoronato Papa.
Tra le pieghe del romanzo l'autore ci guida alla scoperta dell'Aquila dei nostri giorni e soprattutto, in diversi passi ci racconta di cucina e di prodotti tipici aquilani. Ci e' sembrato quindi naturale che potesse trovare uno spazio all'interno di Scherza col Cuoco e volentieri lo ospitiamo.
Grazie alla sua disponibilita' Angelo De Nicola ci ha concesso la pubblicazione di alcuni passi tratti dal romanzo "La missione di Celestino".  I brani che seguono sono stati "assaporati" da tutti i partecipanti al corso nell'incontro del 20 marzo 2007 in cui l'autore si e' prestato di buon grado alla lettura ed al commento durante la preparazione di una abbondante porzione di passatelli e di un mastodontico arrosto imperiale.
Grazie ad Angelo che amabilmente si e' sottoposto al gioco regalando preziosi spunti di riflessione ed una nuova visione della nostra citta' e della sua cucina a tutti i partecipanti.
 

LA CUCINA AQUILANA NEL ROMANZO "LA MISSIONE DI CELESTINO"
(Brani scelti dall'autore)

<<Signor sovrintendente dei miei calzini, perche' senno' offendo i miei mocassini, sarebbe opportuno che lei abbassasse la voce, visto che siamo in un bar dove le orecchie sono buone come l'orzo, "orzo cream" mi hanno detto che si chiama, che ho appena assaporato. Che le piaccia o no, io sono l'inviato dell'Osservatore Romano. Chiuso il discorso>>.


Era in citta' ormai da piu' di un mese. Mai una pausa. Mai tradito da un'emozione (una moglie, un figlio, una donna, una madre) anche se, a sera, aveva avuto il tempo di familiarizzare con gli "antipasti De Contreras" (lo colpi' subito quel nome che, come scopri' domandandolo all'oste della trattoria preferita, era stato inventato in onore di un altro capitano di ventura, uno spagnolo), le puntarelle e alici, la zampanella, gli gnocchi allo zafferano, la minestra di farro, gli strozzapreti alla contadina e, soprattutto, con una genziana tanto amara per la lingua quanto dal piacevole effetto digestivo una volta precipitata nello stomaco. Al mattino, almeno un "orzo cream", a intervallare i due caffe' canonici. Cui s'aggiungevano, nel primo e nel tardo pomeriggio, almeno due moca autoprodotte dalle segretarie dell'Ufficio di Gabinetto del sindaco.


Di genziana ne ando' via il solito mezzo litro e oltre; ma, almeno stavolta, in due. Tutto il tempo della cena, su un tavolo alla fratina proprio fuori la porta della trattoria ai piedi della scalinata della basilica di San Bernardino, parlarono soltanto di quella targa, di San Jose'maria Escriva', dell'Opus Dei. Senza giungere, pero', ad alcuna conclusione. Infine, si lasciarono senza scambiarsi la buonanotte: per entrambi sarebbe stata una nottata di pensieri e riflessioni, a meno di cinque giorni dalla "fine del mondo".
Anzi, il signor Giacomo a dormire non ci ando' per niente: s'incammino' lungo la discesa (il "pieno" di genziana sconsigliava di affrontare salite). Noto' la targa stradale: via Fortebraccio. <<La cappa della sconfitta mi perseguita>> penso'. Dopo la comoda passeggiata tra due ali di palazzi odoranti d'antico, passo' sotto l'arco di Porta Bazzano (<<Sconfitta, sconfitta>>) sbucando in direzione della basilica di Collemaggio di cui intravedeva, al di la' della vegetazione, l'illuminazione dorata. Passata la Porta si giro' indietro. L'occhio gli ando' sull'insegna stradale: "Costa Masciarelli". Presepe d'estate dal nome, invece, vagamente marino.


<<Stavolta il pranzo glielo offro io. Qui vicino c'e' un'ottima trattoria dove si mangiano le miglior scaloppine e la miglior "cicoria e patate" del mondo. Nel frattempo le spiego>>.


<<Ha visto qualche ombra sullo schermo bianco? Suvvia, non mi faccia stare sulle spine. Parli! Sono appena le 23: la notte e' lunga e ci vorra' tempo per digerire "strozzapreti alla contadina" e "agnello scottadito". Nemmeno la mia trattoria preferita e' mutata di una virgola nonostante il cambio di gestione: immota manet. Evidentemente non le abbiamo portato fortuna...>>.


<<Questa carne alla brace e' squisita!>>.
<<Signor Giacomo, mi dica: quando non l'ho fatta mangiar bene?>>.
<<In effetti, sotto questo profilo, lei e' una garanzia: non sbaglia mai un colpo. Sara' l'altura, ma questo agnello e' tenero come burro. La padrona della trattoria lo aveva decantato ma avevo pensato alla solita esagerazione dell'oste>>.


<<Cosa fanno quelle persone li' sotto, nella valle? Vanno per funghi?>>.
<<No, non e' tempo di funghi. Cercano olaci>>.
<<Olaci?>>.
<<Si', uno spinacio selvaggio che cresce li' dove hanno sostato le pecore. Siamo in una delle zone migliori per chi, seguendo un antico rito, si dedica a questa attivita'>>.
<<Ho capito bene?>>.
<<Si'. La pianta si nutre dello sterco degli animali che pascolano in quota>>.
<<Che schifo!>>.
<<Non sa cosa si perde. Un pastore mi ha insegnato una ricetta eccezionale: dopo aver lessato gli olaci in acqua salata, si tagliano finemente e si friggono in una ciotola, nell'olio, con peperoncino, aglio, sale e uova sbattute, amalgamandoli. Nel piatto, poi, si modella una sorta di pane, e sopra si getta il formaggio pecorino, fino a rivestirlo. Squisito>>.


Rimasti a secco di "messaggi", il sovrintendente decise di fare una lunga passeggiata <<per schiarirsi le idee>>, approfittando della bella giornata. Acquistati, in un piccolo alimentari del centro, due pezzi di focaccia all'olio, per metterci in mezzo prosciutto crudo e fichi, e una bottiglia di ottimo Montepulciano abruzzese, il sovrintendente decise che sulla collina di Roio avrebbero ragionato meglio.
<<Questo e' un posto meraviglioso: un Paradiso, altro che Calvario- disse il signor Giacomo addentando il panino imbottito ben bene mentre, seduto sull'erba, si godeva il panorama-. Sfido che Papa Wojtyla lo scelse per la sua visita! Quanto alle Tre Croci, aveva davvero ragione: il posto che mi ha appena mostrato getta nell'angoscia. Eppure e' un luogo cosi' carico di significati: un Golgota di una nuova Gerusalemme!>>.
<<Vengo spesso qui, in tutte le stagioni: mi siedo su questo muretto di pietre a secco del Parco della Rimembranza e lascio che il vento mi pettini i pensieri. Sei all'aria aperta, immerso nella maestosita' della natura, con il Gran Sasso che sembra volerti abbracciare per proteggerti: quando sono qui ho la sensazione di essere in una sorta di stanza del pensiero. Qui mi concentro meglio. Qui ho preso le mie decisioni piu' importanti>>.


<<Venga, le faccio provare il caffe' al torrone, tipico di questo bar della piazza Grande. Vedra', e' meglio di quell'orzo cream che tanto le piace! Nel frattempo le spiego>>.

 

Per approfondimenti e maggiori informazioni:
http://www.angelodenicola.it/libri/la-missione-di-celestino/index.html
 

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