Commento del Prof. Alessandro Clementi 1575 Margherita d'Asburgo e' governatrice dell'Aquila e sta organizzando i suoi Stati feudali d'Abruzzo. E' reduce dal fallimento della sua politica nei Paesi Bassi. Il Duca d'Alba travolge i suoi tentativi di mediazione tra l'aristocrazia locale ed il calvinismo popolano. Sara' la rivolta dalla quale nascera' l'Olanda moderna. Margherita e' all'Aquila, come si diceva, ed organizza il suo stato giocattolo con la magnificenza un po' appannata degli apparati di una vera e propria corte. Il Palazzo Margherita dell'Aquila ne sara' la centrale. Torniamo indietro. 1571. Il fratellastro di Margherita (tutti e due sono figli naturali di Carlo V ma Margherita e' figlia della belga Johanna van der Glacenst mentre Giovanni e' figlio di Barbare Blomberg), il fratellastro di Margherita, appunto, Giovanni d'Austria ha sconfitto l'annata turca a Lepanto. La sensazione che fece questa battaglia fu enorme. Da una parte Spagna, Venezia, Santa Lega, e dall'altra l'Impero Ottomano. 215 unita' piu' un centinaio di navi da carico e da combattimento da un lato, e dall'altro circa 250. Si fronteggiano Giovanni d'Austria comandante generale e Mehmet Ali Pascia'. Agli ordini di Giovanni d'Austria sono 30.000 soldati e 45.000 uomini di equipaggio. Dato il numero enorme di navi si ebbe un combattimento di terra, svoltosi sulle navi. Giovanni d'Austria ne usci' vittorioso. Come e' noto gli effetti politici furono nulli ma gli effetti di immagine nell'ambito dello scontro tra Isiam e Cristianita', furono di enorme portata e l'eco rimbalzo' di contrada in contrada. Margherita, la sorellastra di Giovanni, e' all'Aquila e fa anch'essa a modo suo immagine e prestigio. Dopo Lepanto,invita il fratellastro all'Aquila. Fu pubblicato, in seguito alla visita, per i tipi della stamperia Chacchi di Aquila nel 1575, un Trattato del Capitano Francesco De Marchi gentilhuomo dell'Altezza di Madama nella venuta che fece la prima volta all'Aquila il serenissimo Don Giovanni D Austria per visitar Sua Altezza. Francesco De Marchi e' al seguito di Margherita. Tra due anni, ovvero nel 1573, sara' il primo scalatore del Gran Sasso. Sara' il De Marchi a preparare la festa dell'accoglienza nella quale rientreranno anche i banchetti sontuosissimi di cui si dira'. Archi di trionfo, volteggiamenti degli archibugieri, spari di bombarde, banchetti, appunto, costituivano gli apparati che sottendevano ad un dispiegamento di dimostrazione del potere, parte non secondaria della liturgia generale della sovranita'. La stessa descrizione che ne fa il De Marchi e' significativa ai fini della evidenziazione della ratio sovranitatis, che ad essi sottendeva. Negli archi di trionfo v'era una epitome e una dilatazione delle azioni svolte dal festeggiato. Nel caso di specie, nell'area approntata all'ingresso del castello. Nel mezzo, come descrive il De Marchi, in un piano di due quadri assai spatioso et comodo era historiato il conflitto della guerra navale, et la vittoria dell 'armata Turchessa da sua Altezza conseguita dove molto al naturale si vedeva ritratta una gran moltitudine di galee e galeazze arruffate insieme, tra le quali altre si vedeano affondate, altre fracassate dall'artiglieria et altre menate cattive (prigioniere) et altre abrusciate. Il mare si vedea pieno di remi et antenne rotte et di corpi morti et d'infinite altre bagaglie. Di sopra l'armate si vedeva in aria un Angiolo, il quale con una mano che cennava verso i Christiani teneva una palma et con l'altra che minacciava verso i Turchi, teneva una spada sanguinolente. A pie' del quadro (per riferire tutta la gloria di Dio benedetto che si e' degnato darci tanta vittoria per mezzo di Sua Altezza) vi fu scritto "Domini factum est istud". La descrizione del De Marchi prosegue minuziosamente e si attarda partitamente su tutti gli apparati che vennero allestiti, tutti densi di simbolismi. Poi la descrizione si attarda sugli entusiasmi che il duca d'Austria suscita nella popolazione aquilana nei suoi spostamenti in citta'. «Non mi distendero' - prosegue il De Marchi - ne anche intorno alla sontuosita' e delicatezza de cibi et delle vivande che in tanta copia et cosi' perfetti e squisiti furono posti a tavola sera et mattina mentre egli fu qui, quantunque fosse di quaresima, et tanto distante dal mare. Basti in cio' solamente riferire quello, che disse l'Alt. del Signor Don Giovanni che mai in vita sua non aveva veduto, ne' gustato tavola cosi' gran copia de pesce di tante sorti ne' migliori di quelli, che hallora gli diede Madama sua sorella. Diro' alcune cose anco, che quivi mi parsero notabili, come fu il magnare amendue le loro Altezze soli sotto un baldacchino d'oro, sopra impalco alto da teira coverto tutto d'un gran tappeto di seta, sopra ad erano a sedere in due seggie di broccato l'Alt, di Madama alla destra, et l'Alt, di Don Giovanni alla sinistra, il quale non beve mai vino, ma acqua cannellata due volte il piu' a pasto, et mente beveva, il coppiere inginocchiatgli teneva la tazza sotto la ghiarra dove era l'acqua, tanto nel magnare, corno poi a levare Madama Serenis gli usava di molte carezze, et cortesie in porgergli alcune sorti dei cibi, ch'egli volentieri mangiava, et inprendergli le mani, et fargli dar l'acqua, et lavarle con molto affetto, ricusando egli per modestia di lavarsi prima di lei, dove fu tanto il concorso delle genti per vederlo magnare, che la sala, quantunque fosse grande, et spatiosa assai, era pero' piena tutta; et i' portieri non bastavano con tutte le lor forze a difender la porta, che non entrasse di molta gente nell'anticamera, dove per lo freddo si mangiava la quale era continuamente tanto piena che non vi si poteva far piazza per passare i cibi o porgergli a tavola. Per potere haver si gran copia de pesci, i ministri di sua Alt. per comandamento di Madama ferono camminar cavalli, muli, et pedoni giorno et notte in diverse parti per pesci, et vini, et in Roma per tutte cose necessarie, non se ne potendo havere da questi luoghi. Per pesci di mare fu mandato a Gaeta, a Francavilla, a Pescara, et a Giulianovi, poi per pesci di acqua dolce al loco di Pedelupo, al laco di Celano, per trotte a Civitaducale, a Capestrano, et a Popoli, et a molti altri luoghi, accio' l'Alt, di Don Giovanni et gran compagnia de Signori, et gentilhuomini suoi fossero regalissimamente trattati, come gia' furono d'ogni vivanda, tanto nel palazzo di sua Alt. come per tutto dove alloggiavano, et massimamente in casa del S. Nuccio Serigatti gentilhuomo Fiorentino, dove del conti'nuo si fanno grate accoglienze, et tanto piu' in quelli giorni, et ancho in casa del S. Andrea Ardinghelli medesimamente Fiorentino, et tesorieri della provincia d'Abruzzo, et in casa de molti alti Sig. et gentilhuomini della citta' dell'Auila. Di modo che l'Alt, di Madama volse che quivi non mancassi da far -buona cera alla ragale, et si puo' ben dire, che vi si teneva corte bandita, si come fece fare il lor padre Carlo Quinto quando prese la corona dell'Imperio in Bologna in tempo di Clemente Settimo. Puo' anche V.S. considerai^ come il malissimo tempo non permise che vi fossero fatte giostre ne' torneamenti, ne' altri giochi da Cavaglieri per ispasso, et trattenimento di Sua Alt. che Madama non sarebbe mancata difai'gliene dar satisfattione dai Bai'oni del paese, et da tanti albi Cavaglieri della casa, come bando da quelli dell'Aquila, et de lo stato di Sua Alt. che quivi erano tutti concorsi per servire l'Alt: di Madama, et del S. Don Giovanni. Puro bene alcune sere al buio fatti alquanti giochi di foco, et una girandola miracolosa per ordine de magnifici Sig. di camera, la quale scaiico' cosi' a tempo et con tanto bell'ordine tutte le botte, che pareva fosse una batteria regale data ad una citta', et che fosse messo foco ad una gran monitione di polvere, et veramente che dall'Alt, del S. Don Giovanni et da tutti quei Cavaglieri fu tenuta per assai bella, et confessaivno non haveme veduta un'altra simile, ne' piu' allegra, ne' piu' artificiosa Olti'ea cio' volse l'Alt, di Madama si per trattenimento di suo fratello, come di tanti altri cavaglieri, che si ballasse alcune sere con le Dame sue, et con alcune altre Signore. Et Gentildonne che invito' a tale effetto, dove l'Alt, del S. Don Giovanni fu visto danzare diversi balli ad uso di varie nationi, et tra gli altri far la gagliarda con tanta leggiadria, che non vi era ne' huomo,_ne' donna che non restasse invaghito della grati'a Sua, mentre si ballava, l'Alt, di Madama fece chiamare il Capitan Francesco Marchi suo antiquo sei-vitore et gli comando' che dovesse ballare, et guidare alcune sorte di balli nuovi, il quale in atto riverente ubedi' a quanto da Sua Alt: gli era imposto, et trovato un ballo, dove era l'Alt, di Don Giovanni con molti altri suoi primi Signori, et gentilhuomini, era lecito in quel ballo rubare a quelli che erano fiiori della danza la Dama a coloro, che erano in ballo, et a tempo et improvvisamente si facevano gli scambiamenti, laddove primieramente fu nibata all'Alt, del S. Don Giovanni del che ci fu molto da ridere. Ma egli come Sig. accorto et prestante in un subito si vendico', con rubarne piu' d'una a chi n'era malcustode, et delle piu' belle, et giovani, che forse non era quella, che pur di anzi havea perduta. Fu non solo rubata a Sua Alt. ma horad uno, et hor ad un altro di quelli Signori, di che l'Alt, di Don Giovanni et di Madama, con tutto il popolo presero grandissimo piacere, et tanto piu', che la medesima burla fu anche fatta al Capitan Francesco inventore di detto ballo. » Ci siamo attardati nella descrizione che fa il De Marchi giacche' essa testimonia un costume delle classi alte che fa del banchetto un momento rituale di una complessa liturgia. La ricchezza e la raffinatezza del banchetto sono indicative di uno status simbol che espunge qualsiasi tentativo di recuperare una cucina regionale. Si stabilisce quindi un modus di banchettare che e' dettato da un desinar cortese ovvero un desinare di corte che influenza come indotto anche le classi emergenti che crescono con l'imitare abbandonando come rozza e selvaggia la cucina regionale, che e' solo dei poveri. Si va in senso contrario oggi quando faticosamente si cerca di recuperarla facendone punto centrale di ima ritrovata identita'. |
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